Quanto costa un sito: mettiamo le cose in chiaro prima di parlare di prezzo
Prima di tutto: chiedere quanto costa fare un sito web è una domanda legittima, e chi te lo rinfaccia ti sta solo girando la frittata. Hai un’azienda, devi decidere dove mettere i soldi, e vuoi sapere a cosa vai incontro prima di firmare. Giusto così. Chi ti prepara un’offerta seria (un’agenzia, un professionista, uno studio) fa un mestiere vero, e una cifra ragionata è il primo segnale che dall’altra parte c’è qualcuno che ha capito cosa ti serve.
Il punto è un altro, ed è il motivo per cui sei finito su questa pagina invece di accettare il primo numero che ti hanno dato. La domanda “quanto costa un sito” è quella da cui esce, quasi sempre, la risposta più ingannevole. Non perché chi risponde sia in malafede, ma perché la parola “sito” non descrive un oggetto solo. Sotto la stessa parola ci stanno cose lontane come una bicicletta e un furgone: tutti e due “veicoli”, nessuno dei due si paga uguale, e per ottime ragioni.
Te lo dico subito, così non perdi tempo: in questa pagina non troverai una cifra. Non perché te la nasconda, ma perché qualsiasi numero scritto qui sarebbe una bugia comoda, buona per nessuno. Quello che trovi è la cosa che conta davvero, e che quasi nessuno ti spiega: da cosa dipende il costo di un sito. Quali sono i fattori che lo fanno salire o scendere, perché due preventivi per “lo stesso sito” possono essere distanti anni luce, e soprattutto perché il prezzo più basso è quasi sempre quello che, dopo, ti costa di più. Capito questo, leggerai qualsiasi offerta con occhi diversi.
Il costo non dipende dal sito. Dipende da cosa deve fare per te
La maggior parte delle persone parte dalla domanda sbagliata: “quanto costa un sito?”. È come chiedere quanto costa una casa senza dire se è un monolocale o una villa, in centro o in campagna, da ristrutturare o chiavi in mano. La risposta onesta è sempre “dipende”, e dipende soprattutto da una cosa che quasi nessuno mette nero su bianco prima di chiedere il prezzo: a cosa ti deve servire.
Un sito che deve solo esistere (perché “oggi bisogna averlo”, perché ti cercano sui motori, perché fa più serio del solo profilo social) è un lavoro contenuto. Poche pagine, un bel vestito, le informazioni giuste al posto giusto. Un sito che deve invece portarti lavoro (ricevere richieste, qualificarle, non farne perdere nessuna, dirti da dove arrivano i clienti veri) è un altro mestiere, perché sotto la grafica c’è un meccanismo che deve funzionare. La differenza di costo tra i due non è un ricarico furbo. È il lavoro in più che serve a far funzionare il secondo.
E qui sta il punto delicato. Tu il preventivo lo leggi guardando la cifra in fondo, ma quella cifra è la conseguenza di una decisione che dovresti prendere tu, prima, e che spesso nessuno ti aiuta a prendere: cosa deve fare questo sito per la mia azienda. Finché quella domanda resta in sospeso, qualsiasi numero è una scommessa. O paghi per cose che non ti servono, o risparmi su cose che ti servivano e te ne accorgi dopo, quando rimediare costa il doppio.
Non stai comprando un sito. Stai comprando quello che il sito fa per te. Se non hai deciso cosa deve fare, qualsiasi cifra è giusta e sbagliata allo stesso tempo.
Ecco perché due offerte per “lo stesso sito” possono essere lontanissime. Quasi mai è perché uno ti vuole spennare. Quasi sempre è perché stanno prezzando due cose diverse, e una delle due, magari, non l’hai nemmeno chiesta, ma ti serviva. Se vuoi vedere come quella distanza nasce voce per voce dentro un preventivo, l’ho raccontato nel pezzo su da cosa dipende il prezzo che ti faranno. Qui resto sui fattori che spostano il costo, perché sono quelli che ti fanno capire dove finiscono i tuoi soldi.
I fattori che spostano davvero il costo di un sito (e nessuno è “la grafica”)
Tolti i casi limite, il costo di un sito si muove quasi sempre su pochi fattori. Imparali, e nessuna cifra in fondo a un’offerta ti sembrerà più campata in aria.
Il primo, e il più pesante di tutti, è cosa deve fare il sito. Vetrina o strumento di lavoro. Un sito che deve solo presentarti costa una frazione di un sito che deve farti arrivare e gestire le richieste. È la leva che muove di più la cifra, e quasi sempre la meno discussa: si parla di pagine e di colori, non di cosa il sito deve produrre per te. Eppure è da qui che parte tutto il resto.
Il secondo sono i contenuti, cioè quanto materiale ci va dentro. Non è solo il numero di pagine. È quanti testi vanno scritti da zero, quante foto servono, quanti prodotti o servizi vanno descritti uno per uno, quante schede tieni aggiornate. Un sito di poche pagine con i contenuti già pronti è una cosa; un sito che racconta un catalogo intero, o che va riempito partendo dal foglio bianco, è un lavoro di tutt’altra mole. Più materiale c’è da preparare, più sale il costo, e questo prima ancora di parlare di cosa il sito sa fare.
Il terzo sono le cose che il sito deve saper fare quando un visitatore ci interagisce. Un modulo di contatto è una cosa; una prenotazione, un’area riservata, un preventivatore, un catalogo che si aggiorna da solo sono un’altra. Ogni cosa che il sito deve “fare”, oltre a mostrarsi, è lavoro vero che qualcuno deve costruire. Non è il numero di pagine a contare qui, è quante azioni il sito deve gestire per conto tuo.
Il quarto, e qui sta la parte che fa la differenza vera, è se il sito si collega al resto della tua azienda. La richiesta che arriva finisce dritta nel posto dove la lavori, o resta in una casella email da svuotare a mano? Il sito parla con i programmi che usi già, o è un’isola scollegata da tutto? Collegare il sito al resto della tua azienda è la cosa che lo trasforma da brochure a ingranaggio. È esattamente il tema di cosa significa CRO: la conversione vera non è il bottone della pagina, è il percorso che la richiesta fa dopo il click. E quel percorso, se lo vuoi, va costruito, perché non te lo regala nessun modello già pronto.
Il quinto è chi possiede il dato e il sito. Questo non lo vedi quasi mai nel preventivo, ma è il fattore che decide se quel costo è una spesa una tantum o un canone a vita. Il sito è tuo, lo controlli tu, te lo porti via domani se vuoi cambiare? O vive su pannelli di altri a cui accedi finché paghi, con i dati dei tuoi clienti sparsi su strumenti in affitto? Un sito che ti appartiene costa diversamente da uno che ti viene dato in uso, e la differenza non è nel prezzo del primo giorno: è in tutti i giorni dopo.
E poi c’è la voce che quasi nessuno mette in conto quando guarda la cifra: la manutenzione, cioè cosa ti costa tenerlo in vita. Un sito non è un quadro che appendi e dimentichi. Va aggiornato, tenuto al sicuro, fatto funzionare nel tempo. La domanda onesta non è “quanto costa farlo”, è “quanto mi costa averlo, ogni anno, per stare in piedi”. Un sito che sembra economico oggi può diventare il più caro di tutti se ti lega a canoni che non finiscono mai per cose che dovrebbero essere tue.
Il modo più rapido per dirlo: un’offerta non descrive un sito, descrive quante di queste cose il sito farà e di chi sarà. Più cose deve fare per te, più sale, ma sale perché stai comprando uno strumento di lavoro, non un vestito.
Il sito più economico e il sito che ti appartiene: due conti diversi
| Il sito più economico | Il sito che ti appartiene e lavora | |
|---|---|---|
| A cosa serve | Esistere, presentarti, fare serio | Portare e gestire richieste, far girare l’azienda |
| Cosa fa una richiesta | Arriva in una casella email, la svuoti a mano | Va dritta dove la lavori, senza perdersi |
| Si collega ai tuoi programmi | No, è un’isola a parte | Sì, parla con quello che usi già |
| Di chi è il dato del cliente | Sparso su strumenti in affitto | In un posto solo, tuo, sotto il tuo controllo |
| Di chi è il sito | In uso finché paghi il canone | Tuo, te lo porti via quando vuoi |
| Cosa paghi nel tempo | Canoni che non finiscono mai | Quello che serve a tenerlo vivo, e basta |
| Quanto dura | Va rifatto quando ti serve “di più” | Cresce con te, ci aggiungi pezzi |
Letta così, sparisce la domanda sbagliata (“qual è il sito più economico?”) e resta quella giusta: di queste due colonne, quale mi serve davvero, e l’offerta che ho in mano quale delle due mi sta vendendo?
Prima di scegliere su quale cifra fermarti, scopri cosa ti serve davvero collegare e possedere: una fotografia gratuita della tua azienda, in pochi minuti, gratis e senza carta di credito.
Il sito che costa poco ti costa due volte
Quando guardi solo la cifra in fondo all’offerta, vedi una spesa. Quello che non vedi, e che pesa molto di più, è cosa quel sito ti farà spendere e perdere dopo, ogni mese, per anni. Il prezzo basso non sparisce: cambia forma e torna, di solito quando meno te l’aspetti.
Torna come richieste perse. Un sito che costa poco è quasi sempre una vetrina scollegata: la richiesta arriva in una email che apri una volta al giorno e che richiami quando il cliente ha già chiamato un altro. I contatti restano in un modulo che nessuno riprende. I clienti arrivano da un canale che paghi, ma siccome il sito non misura niente tu non lo sai, e tagli proprio quello che funzionava. Non è il sito a costarti caro: sono le richieste che ci entrano e non diventano mai clienti. È il problema del secchio bucato: qualcuno ti versa acqua pulita ogni mese, e quella si perde dal fondo perché lo strumento sotto perde.
Torna come canone a vita. Il sito che costa poco oggi spesso è quello che ti lega a un abbonamento che non finisce mai: paghi tutti i mesi per usare una cosa che credevi di aver comprato, e il giorno che smetti di pagare resti senza. Non è tuo, è in affitto. E un affitto, scommato negli anni, supera quasi sempre il costo di averlo costruito tuo dall’inizio.
E torna come “va rifatto da capo”. La vetrina presa al volo sembra un affare finché, dopo qualche mese, non ti accorgi che le richieste si perdono, che non sai da dove arrivano i clienti, e che per farle fare al sito quello che ti serviva davvero va messo mano da zero. A quel punto hai pagato due volte: una per il sito sbagliato, una per rifarlo. Il preventivo basso, spesso, è il più caro che ci sia, solo che il conto arriva dopo.
Qui il sito smette di essere una questione di grafica e diventa un pezzo del tuo backend operativo, cioè della macchina che fa girare l’azienda sotto le carte. Il principio è lo stesso che applico ovunque: il dato vive in un posto solo, tuo; le richieste arrivano dove devono in tempo reale; e tu misuri cosa funziona davvero. Una vetrina bellissima ma scollegata, che vive su strumenti in affitto e non parla con niente, è solo un altro pezzo di Frankenstein operativo: cucito accanto agli altri, ognuno per conto suo, nessuno che si passa il dato. E sì, quel pezzo cucito a mano lo paghi, una toppa dopo l’altra, finché non decidi di costruire lo strumento vero. Tutti gli altri contatti dei tuoi clienti, intanto, vivono in un posto solo che è tuo, o sono sparsi anche loro.
La domanda non è “quanto costa il sito”. È: quanto mi costa, ogni mese, quello che ho risparmiato sul preventivo, tra le richieste che perdo e i canoni che continuo a pagare per una cosa che non è mia?
Cinque domande oneste prima di guardare una sola cifra
Non serve una consulenza per capire che sito ti serve, e che tipo di costo stai per affrontare davvero. Bastano cinque domande oneste, da farti prima di lasciarti guidare dal numero più basso.
- Questo sito deve solo presentarti, o deve portarti e gestire richieste di lavoro? (è il fattore che muove di più la cifra)
- Quanti contenuti veri ci vanno dentro: poche pagine già pronte, o un catalogo intero da scrivere e riempire da zero?
- Quando un cliente compila un modulo, dove voglio che finisca quella richiesta: in un posto dove la lavoro, o in una casella che svuoto a mano?
- Alla fine il sito sarà mio, lo controllo e me lo porto via quando voglio, o lo userò finché pago un canone, con i dati dei clienti su strumenti che non sono miei?
- Oltre alla cifra del primo giorno, quanto mi costerà tenerlo in vita ogni anno, e quel costo è per cose che mi servono o per un affitto che non finisce mai?
Se a queste domande hai risposto con un sospiro, non sei nei guai: sei nella situazione di quasi tutte le PMI che chiedono “quanto costa un sito” prima di decidere cosa deve fare e di chi deve essere. La differenza non la fa sapere a memoria un listino, che non esiste, ma sapere cosa pesa nel tuo caso e cosa ti torna indietro come costo dopo. E questo lo puoi misurare adesso, da solo, in pochi minuti.
Preventivo Sito Calcolatore · la stima ragionata per il sito che ti serve
Rispondi a poche domande sul sito che hai in mente (cosa deve fare, quante pagine e contenuti, le funzioni, i collegamenti col resto della tua azienda) e in pochi minuti hai una stima ragionata di cosa fa salire o scendere il costo nel tuo caso, voce per voce. Niente listino uguale per tutti: ti serve per leggere le offerte che ricevi senza farti spaventare dalla cifra.
Inserisci i dati e parti. Senza carta di credito. Il risultato lo salvi nella tua Officina con la sola email, se vuoi tenertelo.
La stima è il punto di partenza, non un prezzo definitivo: dice dove guardare e cosa pesa. Cosa farne, lo decidi tu.
Le domande che ti stai facendo adesso
Quanto costa davvero un sito web?
Non esiste una cifra unica, e diffida di chi te ne dà una al telefono prima di sapere cosa ti serve. Il costo dipende da poche cose precise: cosa deve fare il sito (una vetrina o uno strumento che ti porta lavoro), quanti contenuti ci vanno dentro, cosa deve saper fare quando un visitatore ci interagisce, se si collega ai programmi che usi già, e di chi sarà alla fine il sito e il dato. Un sito che deve solo esistere e uno che deve far girare la tua azienda sono due lavori diversi, e si pagano diversamente per ottime ragioni. Una cifra onesta nasce solo dopo aver capito cosa ti serve, non da un prezzo a catalogo uguale per tutti.
Perché due preventivi per lo stesso sito sono così diversi?
Quasi mai perché uno ti vuole spennare. Quasi sempre perché stanno prezzando due cose diverse: uno ha capito “vetrina”, l’altro ha capito “strumento che lavora e che resta tuo”, e magari nessuno dei due te l’ha chiesto in chiaro. La differenza di cifra è quasi tutta lì, in cosa il sito deve fare e di chi sarà. Per leggere due offerte davvero, prima decidi tu cosa deve fare il sito, poi guardi chi prezza quella cosa: l’ho spiegato voce per voce nel pezzo su da cosa dipende il prezzo che ti faranno.
Cosa fa salire di più il costo di un sito?
Nell’ordine: cosa deve fare il sito (uno strumento di lavoro costa più di una vetrina), quanto è collegato al resto della tua azienda (far parlare il sito con i programmi che usi è lavoro vero, non grafica), la mole di contenuti da preparare, e le cose che il sito deve saper fare per chi lo visita. La grafica, contrariamente a quello che si pensa, di solito non è la voce che muove di più la cifra. E un fattore nascosto pesa quanto gli altri: se il sito è tuo o in affitto, perché decide quanto continui a pagare dopo.
Un sito che costa poco mi conviene?
Solo se ti sta dando esattamente quello che ti serve e resta tuo. Spesso il sito economico è una vetrina scollegata che vive su strumenti in affitto: ti sembra un affare finché non conti le richieste che perde e i canoni che continui a pagare per una cosa che non possiedi. E se ti serviva un sito che gestisce e misura, dopo qualche mese lo rifai e paghi due volte. Il prezzo basso è il più caro che ci sia quando ti dà meno di quello che ti serviva, o quando ti lega a un affitto senza fine. Guarda al valore e alla proprietà, non alla cifra più bassa.
Conviene farlo da soli per risparmiare?
Dipende dall’obiettivo, e l’ho raccontato per esteso in come creare un sito web. Per una presenza di base, oggi il fai-da-te regge bene e ti fa risparmiare davvero. Se invece il sito deve portare e gestire lavoro (ricevere richieste, non perderle, dirti da dove arrivano i clienti) sotto la grafica serve un meccanismo che è ingegneria, e lì il fai-da-te ti fa risparmiare oggi per costarti i sei mesi che perderesti a scoprire cosa mancava. La domanda vera non è “da solo per risparmiare”, è “che sito mi serve davvero”.
Da dove inizio, senza impegno?
Dagli strumenti gratuiti: calcoli una stima ragionata di cosa pesa nel tuo caso e fotografi a che punto è la tua azienda in pochi minuti, senza carta di credito e senza parlare con nessuno. Poi, se ha senso, ne parliamo.
Puoi continuare a leggere le offerte dalla cifra in fondo e fermarti sulla più bassa. Oppure puoi capire prima cosa deve fare il tuo sito e di chi sarà, e leggere ogni numero sapendo cosa stai comprando.
Smetti di cercare il preventivo più basso. Guarda al valore e alla proprietà.
La maggior parte degli imprenditori che mi scrive non ha un problema di prezzo. Ha un problema di domanda: ha chiesto “quanto costa un sito” prima di decidere a cosa gli serve e di chi deve essere, e si è ritrovato a confrontare cifre che parlavano di cose diverse, scegliendo la più bassa “perché tanto è un sito”.
Il costo di un sito non è un numero da spuntare al ribasso. È la conseguenza di cosa il sito deve produrre per te (ricevere richieste e non perderle, collegarsi a quello che usi già, dirti da dove arrivano i clienti) e di chi sarà alla fine: tuo, o in affitto a vita. Decidi quelle cose prima, e il prezzo da scegliere si illumina da solo. Il sito che costa poco lo paghi due volte: nelle richieste che perdi e nei canoni che non finiscono mai. Il sito che ti appartiene e lavora lo paghi una volta, e ti resta in mano.
Non ti chiedo di firmare niente e non ti chiedo di credermi. Ti chiedo di calcolare la tua stima e di fotografare la tua azienda, gratis, in pochi minuti. Se quello che vedi ti suona familiare, andiamo avanti. Se non fa per te, chiudiamo qui senza rancore.
Il sito più economico è quasi sempre la spesa più cara che ci sia. Adesso scopri quanto ti serve davvero, e di chi deve essere!
Strumenti gratuiti. Senza carta di credito. Senza parlare con nessuno.